FIPE: i ristoranti restano esclusi dagli incentivi riservati alle imprese turistiche
FIPE chiede di superare la norma che non considera i pubblici esercizi "imprese turistiche", escludendoli da incentivi e promozione delle destinazioni.

- Il nodo si inserisce nel dibattito aperto da fine settembre tra Ministero del Turismo e associazioni di categoria
Bar e ristoranti restano fuori dal perimetro delle "imprese turistiche" e quindi non possono accedere a incentivi per innovazione, riqualificazione e investimenti riservati al settore. Lo ha ribadito Lino Enrico Stoppani, presidente di FIPE-Confcommercio, intervenendo il 17 ottobre a Roma all'evento "Perché il turismo è", promosso dal Ministero del Turismo al Tempio di Venere.
Il problema: una definizione che esclude i pubblici esercizi
I Pubblici Esercizi continuano a non essere riconosciuti come "imprese turistiche": una scelta tutta italiana, non dell'Europa, che ha implicazioni gravi perché impedisce al settore di essere inserito a pieno titolo nelle politiche di promozione delle destinazioni e di accedere agli incentivi per l'innovazione, la riqualificazione e gli investimenti, ha dichiarato Stoppani. Il riferimento è all'articolo 4 del Codice del Turismo, che riprende la definizione già contenuta nell'articolo 7 della legge 135/2001: secondo questa norma sono imprese turistiche quelle attive nella produzione, commercializzazione, intermediazione e gestione di prodotti e servizi, tra cui gli stabilimenti balneari, le infrastrutture e gli esercizi di somministrazione che fanno parte dei sistemi turistici locali. Questa qualifica, e la relativa iscrizione al registro delle imprese, è condizione per usufruire di agevolazioni, contributi e incentivi riservati al comparto: una platea da cui, secondo FIPE, i pubblici esercizi restano di fatto tagliati fuori.
I numeri citati da FIPE
Con 32,3 miliardi di euro, la ristorazione è la seconda voce della spesa turistica, appena 4 miliardi la separano dai servizi ricettivi, ed è al primo posto, con oltre 1,5 milioni di addetti, per la capacità di creare lavoro, ha sottolineato Stoppani, chiedendo di "rimuovere i profili discriminatori derivanti dall'attuale quadro definitorio di 'impresa turistica', come sta lodevolmente provando a fare il Ministro Mazzi".
Il contesto: il confronto industria-impresa
L'intervento si inserisce in un confronto aperto da fine settembre tra il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che spinge per definire il comparto come "industria" nazionale, e le associazioni di categoria: Stoppani aveva già obiettato in precedenza che "il turismo italiano è tutto fuorché un'industria", mentre Confturismo Confcommercio, con il presidente Manfred Pinzger, aveva proposto di parlare piuttosto di "impresa". Sul fronte normativo, la richiesta di FIPE va oltre l'etichetta: punta a modificare le norme che oggi escludono i pubblici esercizi dagli incentivi.
Cosa può fare un ristoratore
Per ora non ci sono novità operative: nessuna modifica normativa è stata annunciata, solo una richiesta pubblica al Ministero. Chi gestisce un locale può comunque monitorare gli sviluppi tramite le comunicazioni di FIPE-Confcommercio, che segue il dossier direttamente con il Ministero del Turismo.
Fonte: FIPE




