Stoviglie compostabili: come leggere davvero l'etichetta prima di acquistarle
Bio, eco, biodegradabile, compostabile: parole diverse con effetti diversi su acquisti e smaltimento di piatti e contenitori usa e getta nei locali.

- Va verificata anche l'idoneità al contatto con gli alimenti (MOCA), separata dalla compostabilità
Chi acquista piatti, bicchieri e contenitori usa e getta per il locale si scontra ogni giorno con parole che sembrano intercambiabili - bio, eco, green, biodegradabile - ma che hanno significati normativi molto diversi. Sbagliare interpretazione non è solo un problema lessicale: può voler dire acquistare un prodotto non conforme alla legge, oppure smaltirlo nel modo sbagliato e vanificare il costo pagato per la versione "sostenibile".
Tre parole, tre significati diversi
Biodegradabile indica solo che un materiale si decompone ad opera di batteri e agenti naturali, senza specificare tempi né condizioni. Compostabile è più preciso: descrive un prodotto che si trasforma in compost utilizzabile come ammendante entro tempi definiti da un processo di compostaggio. Un prodotto compostabile è sempre biodegradabile, ma non vale il contrario. Riciclabile, infine, riguarda tutt'altro: la possibilità di reimmettere il materiale in un ciclo produttivo, non di compostarlo. La differenza pratica per un ristorante è immediata: la parola sulla confezione determina in quale bidone finisce il prodotto a fine servizio.
Cosa dice la normativa sulle plastiche monouso
La direttiva (UE) 2019/904 sulle plastiche monouso, nota come direttiva SUP e recepita in Italia con il D.lgs. 196/2021, ha vietato l'immissione sul mercato di una serie di prodotti in plastica usa e getta: piatti, posate, cannucce, contenitori in polistirene espanso, insieme ai prodotti in plastica oxo-degradabile. Il recepimento italiano consente però la vendita di alcuni di questi articoli se realizzati in materiale biodegradabile e compostabile certificato secondo la norma UNI EN 13432, con una percentuale minima di materia prima rinnovabile. Su questa deroga la Commissione europea ha aperto una procedura d'infrazione, ancora aperta a settembre 2026: secondo Bruxelles, la direttiva non distingue tra plastica tradizionale, biodegradabile e compostabile.
Come verificare un prodotto in pratica
La norma UNI EN 13432 fissa quattro requisiti misurabili in laboratorio: biodegradazione di almeno il 90% del materiale entro sei mesi, disintegrazione in frammenti inferiori a 2 mm entro tre mesi di compostaggio, nessun effetto negativo sulla qualità del compost, limiti su metalli pesanti e sostanze indesiderate. Da sola, però, la norma non basta: serve la verifica di un ente terzo indipendente, come il marchio OK Compost rilasciato da TÜV Austria dopo test sul prodotto finito, componenti e additivi inclusi. Conta anche la variante: INDUSTRIAL certifica la compostabilità in impianto industriale, HOME anche nella compostiera domestica.
Un secondo controllo, distinto dalla compostabilità, riguarda l'idoneità al contatto con gli alimenti (MOCA), disciplinata dal Regolamento (CE) 1935/2004: un prodotto può essere compostabile e non adatto a un alimento caldo e grasso. Elena Ferrari, titolare di Ferrari Trading Srl, che distribuisce il brand di packaging monouso Bio Green Gate, sintetizza così l'approccio corretto: «Se un cliente ci chiede un contenitore per un alimento caldo, la risposta corretta parte dalla certificazione e dall'idoneità al contatto, non dal catalogo».
Per chi gestisce un locale la mossa concreta è una sola: chiedere al fornitore la documentazione di conformità aggiornata - non fidarsi della dicitura in etichetta - e verificare con il proprio gestore dei rifiuti le regole di conferimento, che cambiano da comune a comune.



