Dehors invernali: smontare o chiudere non è mai una scelta libera
Chiudere o lasciare il dehors non dipende dal meteo: canone dovuto anche senza titolo, soglie sui giorni e rischio locale abusivo.

- Le controversie sul canone vanno ora davanti al giudice tributario
Ogni anno la stessa scena: piove a metà ottobre e qualcuno decide di smontare il dehors guardando il cielo. Oppure il tempo resta buono e i tavoli restano fuori fino a novembre senza che nessuno se lo chieda davvero. Il problema è che il dehors non è una questione di meteo: è un titolo amministrativo con una scadenza scritta nella concessione, e sbagliare la gestione della chiusura stagionale può costare caro mesi dopo, con un avviso di pagamento inatteso.
Non esiste una regola unica in Italia
Non c'è una normativa nazionale sui dehors. Esiste un quadro generale fatto di codice della strada, edilizia, tutela dei beni culturali, igiene e antincendio, ma le regole concrete stanno nel regolamento comunale sull'occupazione di suolo pubblico, spesso accompagnato da norme tecniche dedicate. Dimensioni, materiali, periodi ammessi, obblighi di rimozione e tariffe cambiano da un Comune all'altro, e molti enti li aggiornano di anno in anno.
Il canone si paga anche senza concessione
Il Canone Unico Patrimoniale, introdotto dalla legge di bilancio 2020 e operativo dal 1° gennaio 2021, ha sostituito TOSAP, COSAP e imposta sulla pubblicità, lasciando alle tariffe una base comunale. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 12225 depositata il 1° maggio 2026, hanno stabilito che il canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria e pubbliche affissioni ha natura tributaria, con i conseguenti effetti in termini di individuazione del giudice competente a decidere le relative controversie. In pratica: l'obbligo di pagamento non dipende dall'esistenza della concessione, quindi lasciare fuori la pedana oltre la scadenza non esime dal canone, che va versato comunque, con possibile sanzione aggiunta. E le eventuali contestazioni finiscono ora davanti al giudice tributario, non più a quello ordinario.
Chiudere il dehors cambia la sua natura giuridica
Molti Comuni distinguono il regime fiscale in base ai giorni di occupazione, con soglie che possono far scattare obblighi diversi (ad esempio dichiarazioni TARI oltre una certa durata): vale la pena verificarlo nel proprio regolamento prima di decidere se tenere i tavoli fuori più a lungo.
C'è poi un punto tecnico che sfugge spesso: una struttura chiusa su tutti e quattro i lati con pannelli o teli diventa, di fatto, un locale. Cambiano quindi le regole sul fumo (legge 3/2003), la superficie di somministrazione rilevante per SCIA e requisiti igienico-sanitari, e potenzialmente la categoria edilizia della struttura, che da amovibile può diventare permanente. Anche riscaldatori e bombole di GPL vanno verificati in anticipo con un tecnico antincendio, perché la combinazione tra fonte di calore e struttura chiusa è il primo elemento controllato.
Cosa fare prima di ottobre
Conviene contattare l'ufficio Commercio o il SUAP del proprio Comune per conoscere la data di scadenza della concessione, eventuali modifiche al regolamento e le soglie di giorni che incidono sul regime fiscale; sentire il commercialista sul calcolo del canone dell'anno in corso; e chiedere al tecnico antincendio se la configurazione invernale prevista è conforme. Un promemoria in agenda trenta giorni prima della scadenza della concessione è il primo passo, semplice e gratuito, per non arrivare impreparati.




