Gestione e costi

Monouso compostabile: il confronto sul prezzo al pezzo non basta

Confrontare solo il prezzo al pezzo tra plastica e compostabile è un errore di metodo: contano rifiuti, contributo CONAI, spazio e scarti.

Monouso compostabile: il confronto sul prezzo al pezzo non basta
Immagine generata con IA
In breve
  • Il metodo corretto è calcolare il costo per coperto, non il prezzo al pezzo

Chi valuta il passaggio dalla plastica monouso al compostabile spesso si ferma a un unico confronto: il prezzo al pezzo di un contenitore contro quello dell'alternativa. È il calcolo più semplice da fare, ma anche quello che restituisce l'immagine meno affidabile del vero impatto sul conto economico di un ristorante o di un bar.

Perché il prezzo al pezzo non basta

Il prezzo al pezzo non è un numero fisso: cambia in base ai quantitativi ordinati, al formato, alla personalizzazione. Confrontare un preventivo su piccoli volumi con uno costruito su una fornitura continuativa produce cifre non comparabili. La domanda giusta da fare al fornitore non è "quanto costa un piatto", ma quanto costa sul volume che il locale consuma davvero in un mese.

Oltre al prezzo d'acquisto entrano in gioco altre voci. La gestione dei rifiuti cambia perché i prodotti certificati secondo la norma UNI EN 13432 vanno nella frazione organica: l'incidenza sulla tariffa dipende dal sistema del proprio Comune, quindi va verificata caso per caso. Anche lo spazio in magazzino pesa, perché gli ingombri dei prodotti compostabili non coincidono sempre con quelli che sostituiscono. E c'è la formazione del personale sul conferimento corretto: senza quella, il vantaggio ambientale pagato in più non si realizza.

Il contributo ambientale, con le cifre aggiornate

La fonte ricorda che anche gli imballaggi compostabili sono soggetti a un contributo ambientale, da mettere accanto a quello sulla plastica tradizionale. Secondo la Guida CONAI 2026, il contributo sulla plastica biodegradabile e compostabile è passato da 130 euro a tonnellata a 246 euro a tonnellata dal 1° luglio 2026. Sul fronte della plastica tradizionale, CONAI ha invece deliberato nuovi valori in vigore dal 1° ottobre 2026 su tutte e nove le fasce contributive: la fascia C, ad esempio, passa da 790 €/tonnellata a 922 €/tonnellata. Un confronto simmetrico tra le due voci, quindi, oggi pesa diversamente rispetto a qualche mese fa.

Quanto è diffusa la raccolta

Sulla capacità del territorio di intercettare questi materiali, Biorepack - il consorzio che gestisce il riciclo organico degli imballaggi compostabili - segnala che a fine 2025 la quota di popolazione servita dai sistemi di raccolta e trattamento degli imballaggi compostabili raggiunge il 90,1%, in crescita di 4,6 punti percentuali rispetto all'85,5% registrato nel 2024. La crescita è reale, ma la copertura resta disomogenea tra territori: verificare la propria utenza comunale, prima di contare sul vantaggio ambientale e tariffario, resta un passaggio da non saltare.

Cosa fare in pratica

Prima di cambiare fornitore, un ristoratore può: calcolare il costo per coperto sommando tutto ciò che accompagna un ordine (contenitore, coperchio, posate, tovagliolo) e dividendo per i coperti reali di un mese; chiedere al proprio gestore rifiuti come viene trattata la frazione organica con imballaggi compostabili; verificare gli scarti di utilizzo, perché un articolo meno costoso ma meno resistente consumato in doppio annulla il risparmio sulla carta.

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