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Dopo i cellulari, alcuni ristoranti vietano anche gli smart glasses

Locali nel Regno Unito e negli Stati Uniti limitano gli occhiali smart per il rischio di registrazioni non consentite in sala.

Dopo i cellulari, alcuni ristoranti vietano anche gli smart glasses
In breve
  • Il tema riapre la questione privacy in sala, mentre la tecnologia di back-office cresce

Dopo anni passati a inseguire il cliente dentro lo smartphone - con prenotazioni online, QR code al posto del menu cartaceo, piatti pensati per essere fotografati - alcuni ristoratori stanno facendo il percorso inverso. Prima hanno iniziato a limitare i cellulari in sala, ora il bersaglio sono gli smart glasses, gli occhiali che permettono di fotografare, registrare video e persino tradurre un menu grazie all'intelligenza artificiale.

Il problema che preoccupa i gestori non è la tecnologia in sé, ma la sua discrezione. Con uno smartphone puntato verso un tavolo, gli altri clienti capiscono subito cosa sta succedendo. Con un paio di occhiali dall'aspetto normale, molto meno. È proprio questa caratteristica ad aver spinto diversi locali nel Regno Unito a intervenire.

Le regole introdotte nel Regno Unito

Il ristoratore londinese Jeremy King, che gestisce locali come Simpson's in the Strand, Arlington e The Park, ha dichiarato al Guardian di non voler ammettere nei suoi ristoranti gli smart glasses usati per registrare, indipendentemente dal fatto che stiano effettivamente filmando. La sua posizione è netta: "non permetterei mai consapevolmente alcuna invasione della privacy degli ospiti se non con gli occhi con cui siamo nati".

Anche Soho House ha vietato le riprese nei propri club, estendendo la regola agli occhiali smart. La catena di pub Wetherspoons ha invece scelto una linea più sfumata: non un divieto assoluto, ma l'obbligo di spegnere la fotocamera. L'azienda ha spiegato di non permettere la registrazione di clienti o dipendenti senza consenso, sostenendo che i Meta glasses sembrano violare questa regola e il buon senso, abilitando una sorveglianza surrettizia. Regole simili sono comparse anche in alcuni locali notturni negli Stati Uniti.

Il paradosso per chi gestisce un locale

Il nodo per un ristoratore è capire dove tracciare il confine. Per anni il cliente con il telefono in mano ha prodotto gratuitamente contenuti promozionali per il locale: foto, tag, recensioni. Lo stesso dispositivo che ha alimentato la visibilità sui social oggi può diventare un elemento di disturbo per chi è seduto al tavolo accanto, e con gli occhiali smart il confine tra normalità e invasione della privacy si fa ancora più sottile.

Cosa può fare un gestore. Non serve un regolamento complicato: basta chiarire allo staff che le stesse regole già in vigore per le riprese non autorizzate con lo smartphone valgono anche per gli smart glasses, e intervenire se un cliente segnala di sentirsi osservato o filmato senza consenso.

Questo articolo è stato redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire da fonti ufficiali, poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo

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