Biologico fuori casa: 7 italiani su 10 lo scelgono al ristorante, dice Nomisma
L'Osservatorio SANA 2026 di Nomisma conferma il peso del bio nel fuori casa: utile per chi valuta di inserirlo in menu o comunicarlo in sala.

- 7 italiani su 10 hanno consumato bio fuori casa negli ultimi 12 mesi (Nomisma, Osservatorio SANA 2026)
- Il 35% è un consumatore abituale, con almeno 1-2 consumi bio al mese fuori casa
- Il fuori casa vale circa un quinto del mercato bio italiano, pari a 6,9 miliardi di euro nel 2025
- Nel Lazio riparte Euphoria Bio, progetto UE con ristoranti coinvolti e 450 giornate promozionali
Il biologico non è più solo un argomento da scaffale del supermercato: entra sempre più spesso nel piatto servito al tavolo. Secondo l'Osservatorio SANA 2026 curato da Nomisma, il fuori casa nel biologico rappresenta un canale strategico, non solo per il suo peso numerico (20% dei consumi) ma anche perché offre al consumatore l'opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina.
Il dato di sintesi è netto: negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande biologiche fuori casa e il 35% si definisce frequent user, cioè consuma bio away from home almeno una o due volte al mese. Per chi gestisce un locale, il dato interessante è un altro: oltre 8 ristoranti su 10 utilizzano ingredienti o propongono prodotti bio; 7 bar su 10 inseriscono referenze biologiche nella propria offerta; l'85% di ristoratori e bar propone vini biologici. Chi ancora non lo fa, si trova già in minoranza rispetto ai concorrenti.
Sul piano dei numeri di mercato, nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, con oltre 1,35 miliardi di euro di consumi che passano per il canale fuori casa.
L'iniziativa nel Lazio: Euphoria Bio
Da questi numeri riparte Euphoria Bio, progetto promosso dalla Centrale Ortofrutticola di Tarquinia, organizzazione di produttori attiva da oltre quarant'anni nella filiera ortofrutticola. Il programma, cofinanziato dall'Unione Europea e attivo anche in Germania, è il progetto triennale cofinanziato dall'Unione Europea e promosso dalla Centrale Ortofrutticola di Tarquinia e punta su cinque prodotti simbolo: carciofo, asparago, zucca, melone e anguria.
Le prime tappe della terza annualità hanno coinvolto locali nel Lazio, tra Sutri, Roma e Tarquinia. Il calendario proseguirà con altre iniziative tra ristoranti, mercati di Campagna Amica e punti vendita della grande distribuzione, per un totale di 450 giornate promozionali nella regione.
Cosa può fare un ristoratore. Chi non ha ancora comunicato in menu la provenienza bio di ortofrutta, vino o altri ingredienti perde un'occasione: il dato Nomisma mostra una domanda già consolidata, non più di nicchia. Vale la pena verificare con i propri fornitori la tracciabilità delle materie prime bio e, se già presenti in carta, segnalarle in modo chiaro al cliente anche in sala.




