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Farmaci GLP-1 in crescita: come cambia l'ordinazione al ristorante

I consumi di farmaci GLP-1 crescono anche in Italia: porzioni ridotte, meno dolci e meno alcol cambiano lo scontrino. Ecco come adattare la carta.

Farmaci GLP-1 in crescita: come cambia l'ordinazione al ristorante
In breve
  • La risposta utile non è ridurre tutte le porzioni ma affiancare formati piccoli ben prezzati, senza etichettare i clienti

Un cliente che ordina un secondo senza antipasto, lascia metà del primo e rifiuta il dolce non sta necessariamente facendo una dieta. Sempre più spesso sta seguendo una terapia con farmaci della famiglia GLP-1, prescritti per diabete e obesità, che riducono la fame prima ancora che arrivi il conto. Per chi gestisce sala e cucina non è più un fenomeno solo americano: anche in Italia i numeri crescono in modo netto.

I numeri italiani

Per la sola semaglutide si è passati da circa 322 mila confezioni rimborsate nel 2020 a oltre 4 milioni nel 2024, con un incremento del 48,9% in un solo anno. Anche gli acquisti privati sono aumentati in modo significativo: da circa 29,7 mila confezioni nel 2020 a oltre 326 mila nel 2024. Lo segnala l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nella sua guida sui nuovi farmaci per diabete e obesità.

Il cliente non sparisce, ordina diverso

I dati raccolti negli Stati Uniti dalla National Restaurant Association aiutano a capire cosa aspettarsi in sala. Secondo un sondaggio dell'associazione, circa un adulto su otto assume attualmente una qualche forma di farmaco GLP-1, con un'adozione destinata a crescere nei prossimi anni. Il timore più diffuso, ossia che questi clienti smettano di uscire a cena, non trova conferma: in media chi assume GLP-1 dichiara di aver acquistato un pasto, uno snack o una bevanda al ristorante 7,6 volte nella settimana precedente il sondaggio, contro 5,1 volte tra chi non li assume. L'87% dichiara di amare uscire a cena, e il 71% considera il ristorante una parte essenziale del proprio stile di vita, dieci punti in più rispetto al 61% degli adulti in generale.

Cambia però la composizione dell'ordine. Il 93% di chi assume questi farmaci ha modificato le proprie abitudini: il 49% ordina porzioni più piccole, il 43% più piatti ad alto contenuto proteico, il 41% più verdure, il 38% meno zuccheri e il 38% meno dolci.

Cosa può fare un ristoratore

La lezione non è rimpicciolire tutti i piatti, ma offrire scelta: mezze porzioni prezzate con criterio (non a metà prezzo, perché la manodopera e la mise en place restano le stesse), secondi proteici ben in vista, dessert in formato ridotto e una proposta degustazione a piccoli assaggi. Utile anche curare l'alcol-free, visto che una parte di questi clienti beve meno vino e superalcolici.

L'accortezza principale è comunicativa: evitare menu o diciture che facciano riferimento esplicito alla terapia. Meglio parlare di "formato assaggio" o "porzione ridotta disponibile", lasciando alla sala il compito di leggere i segnali e proporre la soluzione giusta senza bisogno che il cliente si spieghi.

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